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La rivoluzione digitale in Rai: il ruolo degli analytics

a cura di Giampiero Carli Ballola

La rivoluzione digitale in Rai: il ruolo degli analytics

 

“Il tema degli investimenti legati alla digitalizzazione è stato tra gli elementi di maggiore traino dell’ultimo piano industriale Rai, 2013-2015”, esordisce Massimo Rosso, Direttore Ict della Rai, nell’accingersi ad esporre quello che, come vedremo, è probabilmente l’esempio più eclatante, per la dimensione della realtà coinvolta e per la sua rilevanza sul tessuto sociale del Paese, riguardo l’impiego delle tecnologie di analisi di dati e informazioni finalizzato alla trasformazione strategica dell’offerta e, in un certo senso, dell’azienda stessa.

Sono due le ragioni per le quali gli investimenti legati alla digitalizzazione hanno rappresentato uno degli elementi di maggiore traino del piano industriale Rai 2013-2015: “La prima ragione – spiega Massimo Rosso, Direttore Ict della Rai – è prettamente tecnologica. Nel senso che la Rai necessitava comunque di coprire un piano di sviluppo che si era venuto a definire negli ultimi anni portando al proprio interno tecnologie digitali a supporto sia dei processi sia del prodotto. Il secondo motivo è che ciò permetteva d’iniziare a ragionare su come traghettare il settore radiotelevisivo in una logica di ‘media company’, rendendo disponibili i propri contenuti non solo sul canale TV, ma in un’ottica multipiattaforma”.

Che significa tutto questo? Significa, come sappiamo, non solo poter vedere Porta a Porta o il Festival di Sanremo sul proprio laptop, tablet o anche smartphone ovunque ci si trovi, ma anche quando e come risulti più comodo farlo, ricorrendo alle modalità d’interazione che la tecnologia digitale consente e che rendono il tradizionale concetto di broadcasting una eredità del passato. Significa, soprattutto, raggiungere un pubblico potenziale che è di qualche ordine di grandezza superiore a quello che ci si può altrimenti attendere e, cosa ancora più importante, raggiungerlo incontrandone le attese.
“Ci si è resi conto – spiega infatti Rosso – che i consumatori, anzi diciamo meglio le persone, sono profondamente cambiate”. La cultura del broadcaster one-to-many è sempre stata focalizzata sul palinsesto, cioè sulla realizzazione di un’offerta di tipo lineare scandita da eventi previsti (ore 20 il Tg1, ore 21 lo spettacolo…) ai quali la gente si deve conformare. Con la rivoluzione digitale tutto ciò non ha più senso. “Succede – continua Rosso – che oggi per la prima volta quasi tutti abbiamo dispositivi che ci permettono di accedere ai diversi contenuti. I quali vanno quindi a formare un’offerta che va resa fruibile non più in modo lineare, ma in qualunque luogo e momento”.
Dunque un progetto impegnativo e importante che rappresenta  anche un esempio per quel cambiamento nelle relazioni tra Ict e Linee di Business all’insegna di una sempre più stretta collaborazione auspicato da tempo; il progetto di Social Crm in Rai, infatti, è stato condotto in coordinamento con la Direzione Marketing e la Direzione Digital dell’azienda.

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