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Digital360 Awards 2019: focus sul CIO di domani partendo dall’innovazione di oggi

Lazise, VeronaInformation, Innovation, Integration: quale dovrebbe essere il significato della lettera “I” all’interno della parola CIO? Nell’era della digitalizzazione pervasiva, il Responsabile dei Sistemi Informativi sta cambiando pelle e il suo ruolo diventa chiave nei processi di trasformazione del business, unendo competenze tecnologiche, pensiero innovatore e capacità di orchestrazione. Il tema oggi è centrale e viene messo in prima linea durante la i Digital360 Awards 2019, l’iniziativa organizzata dal Gruppo Digital360 con l’obiettivo di individuare e premiare i migliori progetti di innovazione realizzati dalle eccellenze tecnologiche del nostro Paese.

La finale del concorso si è svolta il 4 e 5 luglio all’Hotel Parchi del Garda, nella splendida cornice di Lazise in provincia di Verona, dove una giuria composta da oltre cento Chief Innovation Officer e Top Manager It delle aziende italiane più prestigiose ha esaminando la rosa dei finalisti in gara, decretando i vincitori delle diverse categorie tecnologiche (Big Data Analytics, Cloud Computing, Crm/Soluzioni per Marketing e Vendite, Internet of Things, Machine Learning e Intelligenza Artificiale, Mobile Business, Smart Working e Collaboration, Soluzioni B2b e di eSupply Chain e Soluzioni Infrastrutturali).

A inaugurare la manifestazione veneta per un breve saluto di benvenuto, si sono alternati sul palco Andrea Rangone, CEO di Digital360, Mariano Corso, Scientific Director Advisory di Digital 360 e Raffaello Balocco, Scientific Director di Digital360Hub. Sono stati evidenziati subito gli argomenti di attualità più urgenti che infiammano il mondo dell’Information Technology oggi, fornendo il filo conduttore degli Awards.

“Il concetto di innovazione – ha dichiarato Rangone – è sempre più legato allo spirito di intrapreneurship ovvero alla capacità degli executive aziendali di ripensare il futuro delle proprie organizzazioni, con magari decenni di storia alle spalle, riconsiderando mercati di riferimento e modelli di business”. Il tutto alla luce della Quarta Rivoluzione Industriale, che obbliga le imprese a una profonda revisione dei processi e dei prodotti, andando oltre alla semplice automazione.

Corso ha sottolineato la necessità di ripensare al modello di governance ICT nell’attuale contesto organizzativo, che vede la crescita dei budget tecnologici a favore delle line of business, quindi all’esterno della direzione informativa.

Insiste sul tema anche Balocco: la spesa IT delle aziende cresce, ma cambiano gli attori decisionali di riferimento, insieme ai canali di vendita (ad esempio, con l’avanzata dell’ecommerce) e all’approccio dei fornitori, costretti a rivedere strategie di marketing e posizionamento.

Storie vere: da startup ad aziende di successo in pochi anni

Parlare di imprenditorialità e innovazione richiama necessariamente il panorama delle startup, che rappresentano un’opportunità interessante per qualsiasi azienda intenda modernizzare e diversificare i propri modelli di business ormai lungamente consolidati. Ai Digital360 Awards 2019, tre casi di successo nazionali, introdotti da Giovanni Iozzia, direttore di Economy Up, hanno affascinato la platea.

Operativa nel settore insurtech dal 2016, Neosurance in soli 2 anni ha esportato i suoi servizi di micro-assicurazione negli Usa. La sua piattaforma di customer insight e profilazione permette agli istituti del Finance e alle cummunity (ad esempio, di viaggiatori) di proporre polizze personalizzate al momento giusto attraverso notifiche push sullo smartphone. Durante il suo speech, il CEO Pietro Menghi ha condiviso alcuni take-away interessanti: fare innovazione significa uscire dai sistemi ingessati delle large company e dai confini nazionali (“il digitale è globale”); bisogna mettere al centro il cliente e non il prodotto; le community sono potenti gruppi di acquisto verso cui qualsiasi azienda dovrà prestare attenzione; oggi all’alternativa “make or buy” si affianca la strategia vincente del “partner”.

iozzia musement

Giovanni Iozzia con Alessandro Petazzi, Founder e CEO di Musement

Musement invece è un servizio nato nel 2012 per scoprire e prenotare tour e attrazioni in tutto il mondo, cresciuta in modo esponenziale fino a essere comprata dal colosso TUI Group. Come ha sottolineato il fondatore e CEO Alessandro Petazzi, l’acquisizione ha permesso alla startup di aumentare il fatturato da 30 a 90 milioni di euro in soli sei mesi, mantenendo comunque la piena governance sui propri processi e attività (“L’integrazione ha funzionato perché abbiamo mantenuto l’indipendenza e la velocità operativa a dispetto delle lungaggini tipiche di una corporation”).

Infine Buzzoole, nata nel 2013 a Napoli, oggi è un player internazionale attivo in 176 Paesi con 840 clienti nel mercato dell’influencer marketing (un settore che diversi analisti stimano raggiungerà i 10 miliardi di dollari entro il 2020). Come ha raccontato il co-founder e amministratore delegato Fabrizio Perrone, la chiave vincente è stata “la capacità di cambiare la proposizione nel momento giusto”: dal fornire una piattaforma tecnologica fai-da-te per misurare le performance delle attività di IM all’offrire un servizio consulenziale per indirizzare le strategie aziendali (a breve sarà lanciata la divisione dedicata al mercato Enterprise).

Opposti digitali: quale futuro per i Sistemi Informativi?

Come ha commentato Rangone, con tutti i limiti del caso, queste success story aprono un orizzonte positivo e dimostrano che fare innovazione è possibile anche in Italia. Ma in uno scenario sempre più digitalizzato, quali saranno i ruoli e le responsabilità delle direzioni It all’interno delle organizzazioni?

Sulla falsa riga del format Opposti Digitali, la prima social series su Linkedin che li vede protagonisti, Corso e Rangone hanno capitanato due squadre formate dai presenti in sala per discutere tesi contrapposte sui temi bollenti che riguardano il ruolo dei Sistemi Informativi.

Il primo quesito ha riguardato il ruolo del CIO di domani, che secondo la platea dovrà essere più Chief Innovation Officer piuttosto che Chief Technology Officer, sposando la tesi di Rangone. Se per Corso (ma i due contendenti ci hanno tenuto alla fine a precisare che, in realtà, l’attribuzione delle 2 tesi è stata estratta a sorte anche perché la verità sta quasi sempre nel mezzo) il Responsabile IT deve fornire competenze tecnologiche alle Lob affinché possano creare i servizi a valore, Rangone ha convinto il pubblico sostenendo che i più grandi visionari digitali (da Larry Page a Mark Zuckerberg, fondatori di Google e Facebook) avevano un background informatico: perché dunque il CIO non potrebbe essere creatore di innovazione? Una sottolineatura importante è emersa tra i partecipanti: il Direttore dei Sistemi Informativi dovrebbe essere ideatore di innovazione e advisor di tecnologia (ecco quindi la “i” di CIO intesa come “integration”), mentre spetterebbe direttamente al vendor occuparsi degli aspetti più tecnici.

opposti digitali: Rangone e Corso

Mariano Corso e Andrea Rangone guidano la discussione fra “Opposti Digitali”

Il dibattito prosegue con la domanda sull’allocazione del budget tecnologico: concentrato nelle mani della Direzione ICT oppure distribuito anche tra le Lob? Ha vinto la tesi di Mariano, per il quale la responsabilità decisionale dovrebbe competere ai Sistemi Informativi perché le Lob hanno una visione limitata sia per ambito di competenza sia per vendor conosciuti: sarebbe quindi impossibile costruire le architetture sottostanti ai servizi digitali, che devono essere caratterizzate da interoperabilità e trasversalità.

L’ultimo tema riguarda le competenze per la trasformazione digitale: meglio procedere con l’acquisizione dall’esterno o con una riqualificazione interna? Rangone ha preso un altro punto a favore (dichiarando che assumere nuove figure accelera il processo di innovazione), ma anche la tesi di Corso ha raccolto molto consenso (bisogna creare internamente la cultura del cambiamento sia per stimolare i dipendenti sia per guadagnare attrattività verso i talenti esterni).

Parola ai CIO: come gestire la trasformazione culturale e organizzativa

Riflessioni interessanti sul ruolo della Direzione ICT sono emerse anche dal CIO Talk, il dibattito moderato da Stefano Uberti Foppa, storico direttore di ZeroUno e oggi digital innovation analyst, ai Digital360 Awards 2019 che ha portato l’attenzione sulle responsabilità di change management e sulla riorganizzazione del team informativo.

Stefano uberti foppa con tomasini e stefani

Stefano Uberti Foppa, storico direttore di ZeroUno e oggi digital innovation analyst,con Stefano Tomasini, Direttore Centrale dell’Organizzazione Digitale di Inail e e Umberto Stefani, Group CIO & DTO di Chiesi Farmaceutici

Secondo Stefano Tomasini, Direttore Centrale dell’Organizzazione Digitale di Inail, nel nuovo contesto di digitalizzazione, i Sistemi Informativi rischiano di rifocalizzarsi esclusivamente sulla tecnologia creando una comfort zone, mentre cresce la necessità di individuare modalità di interazione efficace con il business diminuendo il gap (ad esempio, andando verso pratiche DevOps con il business inserito nei team di sviluppo). Tra le varie considerazioni, Tomasini ha sottolineato anche le criticità a livello di trasformazione culturale nel passaggio dalle soluzione proprietarie a standardizzate, oltre alla necessità di fare collaborare figure professionali differenti e abbattere i silos nel ripensare le piattaforme di business.

Umberto Stefani, Group CIO & DTO di Chiesi Farmaceutici ha preso una posizione precisa riguardo alla Direzione ICT: “Dobbiamo aiutare il business a crescere nelle competenze tecnologiche, migliorare la consapevolezza sul digitale e sostanzialmente iniettare geni di innovazione internamente all’azienda”. Come? Organizzando percorsi informativi e seminari sulle tecnologie, che possono stimolare il nascere di idee e progetti per l’innovazione.

Etica e Tecnologie: riflessioni sul rapporto uomo e innovazione

Uno spazio di riflessione importante è stato offerto dall’intervento di Padre Paolo Benanti, frate francescano e docente universitario, che ha parlato delle nuove sfide etiche e socialei portate dall’innovazione tecnologica.

“Se il microscopio e il telescopio – ha affermato – ci hanno permesso di esplorare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande (ovvero l’universo), l’intelligenza artificiale è il motore del ‘macroscopio’ che restituisce conoscenza sull’infinitamente complesso”.

Come ogni artefatto tecnologico l’AI ha un impatto sociale enorme, permettendo di automatizzare e ottimizzare i processi. Pensiamo ad esempio ai benefici delle consulenze mediche online: velocità di procedura, immediatezza di diagnosi, prontezza di intervento. Tuttavia, il rovescio della medaglia è enorme: un aspirante medico studia per anni la professione e si ritrova a praticare dietro uno schermo, con uno stipendio ridotto e una concorrenza agguerrita anche da altri Paesi. Inoltre, con l’intelligenza artificiale che provvede all’analisi dei dati e all’attività diagnostica, il medico andrà inevitabilmente incontro a un deskilling.

Padre Paolo Benanti

Ma è davvero sicuro affidarsi completamente ai calcoli dell’algoritmo, senza la possibilità di verificare il procedimento logico che ha portato al risultato? Le analisi si basano su una versione semplificata della realtà: le informazioni analizzate sono al netto del rumore (quindi depauperate dai dati non strettamente pertinenti) e gli strumenti di raccolta dati (ad esempio i sensori IoT) non rilevano tutti i parametri esistenti. Insomma, le tecnologie non sono infallibili e l’intelligenza artificiale può sbagliare.

Il frate parla quindi di “algor-etica”, perché la macchina rimanga sempre al servizio dell’uomo: l’etica non deve essere concepita come “un guinzaglio al collo del cane per limitare i danni”, ma piuttosto costruita by-design nella tecnologia, intrinsecamente all’innovazione. Si rischia altrimenti che il progresso ci sfugga di mano e vada fuori controllo, senza possibilità di rimediare perché è troppo tardi.

L’innovazione in concreto: visioni e strategie dei vendor

Oltre alle dissertazioni più culturali, il Digital360 Awards ha portato sotto i riflettori alcuni grandi player del mercato IT per presentare la vision aziendale sulla rotta dell’innovazione.

Durante i Digital Innovation Outlook, Cisco ha spiegato come e perché costruire un network dinamico e intelligente a supporto della digitalizzazione; NetApp ha messo in luce l’importanza di movimentare le informazioni attraverso ambienti multicloud e on-premise senza il rischio di lock-in; Schneider Electric Italy ha posto l’accento sulla rivoluzione portata dall’IoT e dall’edge computing, oltre che sull’importanza dei sistemi di monitoraggio cloud-based che restituiscono un controllo unificato e distribuito sulle infrastrutture IT e OT; Oracle ha puntualizzato le caratteristiche della data-driven company, chiarendo come realizzare progetti analitici di successo attraverso una piattaforma per la gestione delle informazioni orientata a processi real-time; PureStorage ha spostato l’attenzione sulla mobilità delle informazioni e sulle applicazioni ibride, che possono essere fruite e alimentate dai dati in diversi ambienti.

Global Head, Insurtech and Enterprise 2.0 di Plug and Play

Plug and Play, la piattaforma di Open Innovation che mette in contatto startup e grandi aziende, ha rappresentato, con Ali Safavi arrivato direttamente da San Francisco, l’ospite d’eccezione. Con quartier generale nella Silicon Valley, la multinazionale ha recentemente fatto il proprio ingresso sul mercato italiano, con l’apertura di una filiale a Milano e la mission di creare un acceleratore di impresa nel settore Food&Beverage. La velocità del progresso tecnologico oggi corre a ritmi senza precedenti e per le aziende tenere il passo diventa difficile: ecco perché sempre più spesso lo sviluppo di innovazione avviene attraverso risorse esterne e l’assorbimento di startup. Proprio in questo scenario collaborativo caratterizzato da partnership, fusioni e acquisizioni si inserisce e cresce il posizionamento della società californiana.

Tutti i progetti premiati per categoria tecnologica ai Digital360 Awards 2019

Il momento più atteso della kermesse è stata ovviamente la premiazione dei progetti in gara, su un totale di 29 progetti giunti alla selezione finale sono risultati vincitori: NetApp, nella categoria “Big Data Analytics”, con il progetto di Data Driven Digital Transformation di Ducati; Cloud4Wi, nella categoria “CRM e Soluzioni per Marketing e Vendite”, con il progetto Personalizzare l’esperienza dei clienti con i customer insight; Agile Lab Srl, nella categoria “Internet of Things”, con il progetto Orchestratore IoT; Guttadauro Computers & Software Srl nella categoria “Mobile Business”, con il progetto Stockstore Mobile POS; X DataNet Srl, nella categoria “Smart Working, Gestione documentale e Collaboration”, con il progetto CDA on Board per Banca Popolare Etica; Digital Technologies Srl, nella categoria “Soluzioni B2b e di eSupply Chain”, per il progetto Un ecosistema integrato per la gestione della fatturazione elettronica nel settore della vendita diretta; Alosys Communication Srl, nella categoria “Soluzioni Infrastrutturali”, per il progetto Alosys Switch che ha ricevuto anche il Premio Speciale Digital Transformation.

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